La I.A. potrebbe indicare la mano di Michelangelo nella “Pietà di New York”

Tradotto dall’originale in portoghese da Valéria Vicentini.

Recenti ricerche e test con un nuovo modello di Intelligenza Artificiale in Brasile rivelano alte percentuali di compatibilità grafica tra una versione oscura della “Pietà Colonna” e lo stile particolare di Michelangelo Buonarroti (1475-1564), uno dei più grandi geni del Rinascimento italiano e dell’arte universale. Il dipinto (che si aggiunge a un gruppo di altre versioni appartenenti alla cerchia dell’artista) è stato oggetto di una copertura mediatica mondiale nel 2010 ed è un cimelio di famiglia, custodito per 40 anni dall’ex colonnello dell’aeronautica militare statunitense, Martin Kober, residente a Buffalo (NY, Stati Uniti). Il curioso pezzo d’arte è stato riconosciuto anche dal noto esperto di Michelangelo, lo storico e restauratore italiano Antonio Forcellino, autore di “La Pietà Perduta”. Lo studioso si spinge oltre e lo identifica come l’originale perduto, dedicato a una passione platonica del maestro, la poetessa Vittoria Colonna (marchesa di Pescara), frutto diretto di un disegno di Michelangelo con la stessa composizione (1538) – oggi conservato anch’esso in territorio americano, all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston. Punti a favore della realizzazione del sogno di Kober di avere un Michelangelo legittimo non mancano: oltre al sostegno di Forcellino, c’è anche il fatto che gli esami ai raggi infrarossi e ai raggi X hanno dimostrato che il pittore ha apportato molte modifiche mentre rivedeva lo schema dell’opera. Un altro indizio che alimenta le speranze è la presenza di una piccola porzione incompiuta, che suggerisce che il dipinto sia un originale poiché nessuno sarebbe interessato ad acquistare una copia incompleta. Inoltre, la famiglia Kober ha una documentazione storica comprovante il diritto di proprietà sul dipinto che risale a secoli fa, e l’ex colonnello sostiene che potrebbe essere appartenuto a una famiglia stretta nel 1545.

Dal Brasile, il designer e storico dell’arte, Átila Soares da Costa Filho*, laureato in Disegno Industriale presso la Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, un tradizionale riferimento accademico in America Latina nel settore della Tecnologia delle Informazioni, decide di lanciare la tecnologia battezzata “Luminari” per fare luce sul caso.

La metodologia, riservata, utilizzata da Átila Soares comprende una serie di test effettuati con l’ingegneria dell’Intelligenza Artificiale (“Machine Learning”) rispettando gli standard accademici: “In sostanza, si tratta di un sistema sviluppato sulla base di una architettura a rete neurale convoluzionale, specificamente adatto a svolgere compiti predittivi nel settore delle opere d’arte. Questa ingegneria comprende più livelli, dai codici di correzione al ‘Max Pooling’. Le immagini elaborate vengono poi convertite in un vettore monodimensionale con attivazione ‘softmax’ “.

Il ricercatore afferma: “In termini di risultato complessivo (il dipinto nel suo insieme), l’indice massimo rilevato di compatibilità ‘michelangiolesca’ di questa Pietà punta al 47% a favore di un’approssimazione con lo stile di Marco Pino (1521-1583). Pino, noto anche come “Marco da Siena”, fu allievo di Daniele da Volterra, uno dei più noti seguaci di Michelangelo. Tuttavia, l’area specifica nella stessa opera relativa al corpo di Cristo mostra il 77% dello stile personale del Buonarroti. Curiosamente, questa parte della composizione si correla esattamente con ciò in cui l’artista si identificava maggiormente nell’esecuzione dei suoi progetti: l’anatomia maschile e la rappresentazione dei muscoli”. L’accademico brasiliano prosegue: “Tenendo conto che di solito si considera autentica un’opera che raggiunga un minimo di 75% di corrispondenza tecnica e stilistica a un determinato artista, dovremmo quindi considerare Michelangelo (con il 77%) come una forte possibilità in termini di coautorialità. Per quanto riguarda il resto dell’opera, il parere è stato inconcludente, in quanto inferiore al 75%. È quindi più plausibile attribuire quest’altra frazione – che comprende fondamentalmente la Madonna con gli angeli – all’ambito di Marco Pino”.

Su un altro piano, questa I.A. ha anche presentato statisticamente i candidati meno probabili per l’autore in ordine decrescente – una possibilità puramente speculativa (a causa dei punti di corrispondenza grafica), e basata sulla pura logica aritmetica: “Come un ulteriore strumento da aggiungere a tutte le altre ricerche e procedure scientifiche compiute lungo i decenni al servizio della Storia dell’Arte, questi risultati sono molto positivi”, conclude Átila Soares.

* Átila Soares da Costa Filho ha una laurea in Disegno Industriale presso la Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro (Brasile) e ha conseguito titoli post-laurea in Storia, Storia dell’Arte, Filosofia, Antropologia, Sociologia, Archeologia e Patrimonio. Autore di 5 libri e di numerosi articoli pubblicati in oltre 100 Paesi, è membro del comitato scientifico della Mona Lisa Foundation (Zurigo), della Fondazione Leonardo da Vinci (Milano) e del Comitato Nazionale per la Valorizzazione del Patrimonio Storico, Culturale e Ambientale (Roma).


Soprannominato affettuosamente “Mike”, il dipinto diventa la “ricerca di una vita” per un ex colonnello dell’aeronautica militare statunitense (IMMAGINE: DON HEUPEL/AP).

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